En bref
- Architettura e spa si stanno fondendo in esperienze “place-based”, dove la natura non è scenografia ma infrastruttura di benessere.
- Il design biofilico applicato alle strutture ricettive migliora percezione di qualità, comfort e permanenza negli spazi, quindi anche ricavi accessori.
- Strategie dirette e indirette (luce, aria, acqua, materiali naturali, pattern organici) riducono stress e aumentano soddisfazione dell’ospite.
- La sostenibilità diventa misurabile con KPI: energia, qualità dell’aria indoor, acustica, manutenzione del verde e feedback degli utenti.
- Standard come WELL e LEED guidano scelte coerenti, mentre progetti iconici (Bosco Verticale, Davines Village) influenzano il linguaggio dell’ospitalità.
Nell’ospitalità di fascia alta, la spa non è più un reparto accessorio. Al contrario, spesso è il cuore identitario della struttura e orienta scelte di architettura, servizi e perfino marketing. In questo scenario, il design biofilico sta cambiando regole e aspettative: non basta “mettere qualche pianta”, perché l’ospite cerca un contatto convincente con la natura, anche se si trova in città. Di conseguenza, luce diurna, aria, acqua, texture, suoni e viste vengono progettati come un sistema, con benefici che toccano sia il benessere percepito sia le performance operative. Inoltre, l’attenzione alla sostenibilità smette di essere un sacrificio e diventa un vantaggio competitivo, perché riduce sprechi e rafforza la reputazione. Nonostante la parola “biofilia” sia diventata popolare solo negli ultimi decenni, l’idea è antica: chiostri, giardini interni e ville storiche italiane già costruivano esperienze di calma attraverso il verde. Oggi, tuttavia, il settore delle strutture ricettive ha strumenti più precisi: framework progettuali, certificazioni e metriche post-occupazione. Il risultato è una nuova generazione di spa dove design, neuroscienze, paesaggio e gestione alberghiera si incontrano per creare luoghi memorabili.
Design biofilico nelle spa di hotel: principi, promesse e nuove aspettative degli ospiti
Il design biofilico applicato alle spa nasce da un assunto semplice: l’essere umano tende a cercare stimoli “vivi” e riconoscibili, quindi trae beneficio quando l’ambiente costruito restituisce segnali che ricordano la natura. Questo concetto è stato reso celebre da Edward O. Wilson con “Biophilia” (1984), anche se l’idea era già presente nella cultura occidentale e mediterranea. Infatti, corti interne, giardini d’acqua e pergolati ombreggiati hanno storicamente ridotto calore, rumore e tensione. Oggi, tuttavia, la spa contemporanea richiede coerenza: la biofilia deve essere “progettata”, non aggiunta a fine lavori.
Nelle strutture ricettive più attente, si lavora su tre livelli. Il primo è la natura diretta: luce solare controllata, ventilazione naturale dove possibile, vegetazione viva, presenza d’acqua e talvolta profumi botanici. Il secondo è la natura indiretta: materiali naturali come legno, pietra, argilla, tessuti in fibre vegetali, colori terrosi e pattern biomorfici. Il terzo è l’esperienza spaziale: percorsi che alternano apertura e rifugio, transizioni graduali, viste “incorniciate” e un senso di scoperta che ricorda un sentiero nel bosco. Quindi la spa diventa un racconto in movimento, non un insieme di cabine.
Per capire l’impatto, conviene pensare a un caso tipico: un city hotel con spa al piano interrato. In passato, quel contesto generava spesso ambienti chiusi e uniformi. Oggi, invece, si introducono pozzi di luce, superfici riflettenti che distribuiscono luminosità, pareti verdi con specie a bassa manutenzione e micro-giardini interni. Inoltre, si progettano “finestre visive” verso cortili o patii, anche piccoli. Così si riduce la sensazione di isolamento, mentre aumenta la percezione di esclusività.
Perché la biofilia in spa non è decorazione, ma performance
Gli ospiti valutano una spa in pochi secondi: temperatura, odori, silenzio, qualità della luce e tattilità dei materiali. Perciò la biofilia incide su parametri concreti. Un rivestimento in pietra naturale non comunica solo autenticità, ma stabilizza la percezione termica e rende l’ambiente più “radicato”. Allo stesso modo, una luce dinamica che segue ritmi circadiani migliora comfort visivo e riduce affaticamento, soprattutto in percorsi lunghi.
Diversi studi citati nel dibattito internazionale collegano elementi naturali a riduzione dello stress e miglioramento dell’umore. Inoltre, in Europa è stato richiamato un dato rilevante: circa un quarto della popolazione vive in edifici con aria interna problematica e scarsa illuminazione naturale, con effetti su salute mentale e produttività. Nel mondo dell’ospitalità, questo si traduce in recensioni, ritorni e propensione all’acquisto di trattamenti. In altre parole, l’aria “buona” e la luce “giusta” diventano parte del prodotto.
Un filo narrativo: il “Riviera Urban Retreat” come esempio operativo
Immaginare un “Riviera Urban Retreat”, boutique hotel in un quartiere d’affari, aiuta a rendere il tema pratico. La direzione decide di riposizionare l’offerta benessere. Quindi la spa viene riprogettata con un patio interno e una vasca d’acqua poco profonda, che produce un suono costante e discreto. Inoltre, si usano materiali naturali locali e finiture opache, perché riducono riflessi aggressivi.
La scelta più efficace, però, è il percorso: ingresso con luce più bassa e pareti in argilla, poi area relax con viste sul verde e sedute in legno termotrattato. Infine, le cabine trattamenti si dispongono come “rifugi”, con nicchie e una percezione di protezione. Risultato? La spa smette di essere un servizio e diventa un motivo di prenotazione. Questa è la leva su cui si innesta la sezione successiva: come tradurre la biofilia in dettagli progettuali misurabili.
Architettura degli interni e materiali naturali: come progettare spa biofiliche credibili e durevoli
Una spa biofilica funziona quando ogni scelta è coerente con uso, manutenzione e sicurezza. Perciò l’architettura degli interni deve trattare il verde come un componente tecnico, non come un accessorio. Il punto di partenza è la mappa sensoriale: dove si ascolta l’acqua, dove si percepisce il legno, dove la luce cambia, dove il corpo si raffredda o si scalda. Quindi si disegnano micro-ambienti con un obiettivo chiaro: rilassare, energizzare, favorire recupero.
Il tema dei materiali naturali richiede attenzione. Legno e pietra, per esempio, comunicano solidità e calma. Tuttavia, in spa contano resistenza all’umidità, pulibilità e sicurezza antiscivolo. Di conseguenza, si scelgono essenze stabili e trattamenti adeguati, oppure soluzioni composite che mantengono la tattilità del legno dove serve. Anche la pietra deve essere selezionata per porosità e manutenzione, altrimenti il risultato è bello ma fragile.
Luce naturale, ombre e ritmo: la regia invisibile della spa
La luce non serve solo a “vedere”. In una spa, infatti, guida tempi e rituali. Perciò si progettano aperture e superfici in modo da ottenere luce morbida, evitando abbagli. Nei contesti urbani, spesso si lavora con corti interne, lucernari e superfici riflettenti. Inoltre, si usa illuminazione artificiale che imita la variazione del giorno, soprattutto nelle aree senza finestre. Così si crea una sensazione di naturalezza, anche al piano interrato.
Un esempio concreto riguarda le docce emozionali: un cono di luce calda può simulare un “raggio di sole” e, di conseguenza, amplificare la percezione di calore. Al contrario, una luce fredda e direzionale può supportare percorsi di crioterapia. Nonostante siano dettagli, definiscono l’identità del servizio.
Acqua e suono: perché il silenzio assoluto spesso non è la scelta migliore
Molte spa inseguono il silenzio totale, tuttavia un suono naturale controllato può essere più efficace. L’acqua in movimento, per esempio, maschera rumori tecnici e crea un “tappeto” coerente. Inoltre, la presenza di acqua collega l’ospite a un immaginario primario: sorgenti, terme, rivi. Di conseguenza, una piccola lama d’acqua o una vasca riflettente possono fare più di un impianto audio invasivo.
Va considerata anche l’acustica architettonica: superfici troppo dure amplificano passi e conversazioni. Perciò si integrano pannelli fonoassorbenti in materiali coerenti, come fibre naturali trattate o elementi microforati con finitura lignea. Così la biofilia non resta un’idea, ma diventa comfort misurabile.
Lista operativa: elementi biofilici adatti a diverse aree spa
- Reception spa: parete in argilla o calce, profumazione botanica discreta, vista su spazi verdi (anche un patio).
- Spogliatoi: luce calda e uniforme, materiali tattili, piante resistenti in zone ventilate.
- Area umida: pietra antiscivolo, legni idonei, lame d’acqua o vapore con essenze naturali controllate.
- Relax lounge: sedute in legno, tessuti naturali, viste profonde, angoli “rifugio” con schermature leggere.
- Cabine trattamenti: cromie terrose, pattern organici, ventilazione silenziosa, controllo puntuale della luce.
Quando questi elementi lavorano in sinergia, la spa appare inevitabile, non costruita. A questo punto, però, emerge la domanda manageriale: quanto rende tutto questo e come si collega alla sostenibilità? È il passaggio naturale verso metriche, standard e ritorno economico.
Sostenibilità e ROI nelle strutture ricettive: KPI, standard WELL/LEED e vantaggi economici della biofilia
Nel lessico delle strutture ricettive, la sostenibilità ha avuto per anni una reputazione ambigua. Spesso la si associava a rinunce, quindi a un rischio per l’esperienza premium. Oggi, invece, i progetti più evoluti dimostrano il contrario: quando la biofilia è integrata, il comfort aumenta e i costi operativi scendono. Perciò il tema non è ideologico, ma gestionale. Inoltre, gli ospiti sono più informati e premiano la coerenza, soprattutto quando non sacrifica la qualità.
Un riferimento utile viene dal mondo degli standard di salubrità. Nel 2024, oltre 74.000 edifici in 137 Paesi avevano adottato lo standard WELL, segnale di una domanda globale crescente per ambienti più sani. WELL si concentra su aria, acqua, luce, comfort termico, acustica e salute mentale, quindi si presta bene alle spa. LEED, invece, guarda più all’impatto ambientale, ai materiali e all’energia. Di conseguenza, molte catene scelgono un approccio combinato: LEED per l’involucro e WELL per l’esperienza dell’utente.
Il costo dell’edificio malsano e il valore dell’ambiente rigenerante
Un convegno scientifico europeo ha richiamato un dato che interessa anche l’hotellerie: in Europa circa un quarto della popolazione vive in edifici malsani, con aria interna inquinata e poca luce naturale. È un promemoria potente, perché l’albergo è un edificio “ad alta rotazione” di persone. Quindi, se una spa ha ventilazione insufficiente o illuminazione piatta, l’effetto si amplifica: più reclami, più manutenzione correttiva, più recensioni negative.
Lo stesso dibattito ha stimato che riqualificare edifici non salubri potrebbe generare benefici enormi a livello UE, anche riducendo spese sanitarie, con tempi di rientro rapidi. Nel contesto hospitality, il concetto si traduce in un business case: investire in qualità dell’aria e luce riduce assenteismo del personale, migliora performance e alza la propensione dell’ospite a tornare. Di conseguenza, il ROI non vive solo in bolletta, ma nella reputazione.
Tabella KPI: come misurare biofilia e sostenibilità in una spa
| Area | KPI misurabile | Perché conta | Esempio di target realistico |
|---|---|---|---|
| Qualità dell’aria indoor | CO2, VOC, ricambi/ora | Incide su comfort, odori e percezione di pulizia | CO2 stabilmente sotto soglie di comfort e VOC ridotti con materiali low-emission |
| Luce | Lux, UGR, dinamica circadiana | Riduce affaticamento e migliora atmosfera | Illuminazione stratificata con scene giorno/sera e controllo abbagliamento |
| Energia | kWh/m² anno, recupero calore | Le spa sono energivore, quindi ogni punto vale | Recupero calore da deumidificazione e ottimizzazione set-point |
| Acustica | dB(A) in lounge e corridoi | Il rumore annulla il relax | Riduzione picchi e rumore impianti con soluzioni fonoassorbenti |
| Verde e biodiversità | Superficie di spazi verdi, specie autoctone | Biofilia credibile e manutenzione più efficiente | Preferenza per specie locali e sistemi di irrigazione intelligenti |
| Customer experience | NPS spa, recensioni, tasso di riacquisto | Trasforma il progetto in valore commerciale | Aumento del punteggio spa e crescita dei trattamenti per ospite |
Questa misurazione crea un linguaggio comune tra progettisti e direzione. Inoltre, sposta la discussione da “bello” a “funziona”. Di conseguenza, la biofilia diventa una leva di innovazione gestionale: si investe dove si vede un impatto reale. Nel prossimo passaggio, l’attenzione si sposta dai numeri agli esempi che stanno influenzando l’immaginario collettivo.
Innovazione e casi iconici: dal Bosco Verticale alla Biennale, cosa insegna la biofilia all’hospitality
Nel panorama contemporaneo, alcuni progetti hanno reso la biofilia “visibile” anche a chi non lavora nel settore. Questi esempi non si copiano, tuttavia insegnano un metodo: trasformare la natura in struttura, non in decorazione. Perciò, quando una spa cerca un posizionamento distintivo, vale la pena osservare come l’architettura internazionale integra verde, acqua e materiali in modo sistemico.
Il Bosco Verticale di Milano, inaugurato nel 2014 e celebrato a dieci anni nel 2024, ha comunicato un messaggio semplice: la vegetazione deve tornare ad abitare spazi destinati all’uomo. Nonostante sia un progetto residenziale, il suo impatto sull’immaginario delle strutture ricettive è stato forte. Infatti, molte spa urbane hanno iniziato a lavorare su facciate verdi, terrazze attrezzate e lounge con giardini verticali, perché offrono “natura immediata” in contesti densi.
Wonderwoods e La Serre: quando il verde diventa programma sociale
Il progetto Wonderwoods a Utrecht, premiato al MIPIM Awards 2025, è un caso interessante perché unisce funzioni diverse e rende il verde un’infrastruttura. In ambito hotel, questo suggerisce un principio: la biofilia non va confinata nella spa, ma distribuita nei percorsi quotidiani. Quindi, una scala con affacci su piante, un corridoio con luce naturale, una terrazza con essenze locali diventano parte della stessa promessa di benessere.
Allo stesso modo, La Serre di MVRDV vicino a Parigi integra balconi, terrazze e circa 3.000 m² di verde esterno con molte specie autoctone. Il progetto dimostra un altro punto chiave: la vegetazione, se progettata bene, sostiene comunità e qualità della vita. Per una spa in resort, questo si traduce in orti aromatici per rituali, percorsi esterni ombreggiati e aree relax che invitano a restare, quindi ad acquistare servizi aggiuntivi.
Davines Village e Greenary: biofilia come identità di marca
Il Davines Village, alle porte di Parma, viene spesso citato come esempio di coerenza tra cultura aziendale e progetto. Non è una spa, tuttavia mostra come ogni postazione possa avere vista sul verde e come orti e serre possano diventare esperienza multisensoriale. Perciò una struttura alberghiera può trattare la spa come un “manifesto”: materiali, profumi e paesaggio raccontano valori, non solo estetica.
Il progetto Greenary, sempre in area parmense, costruito attorno a un grande ficus, spinge il concetto oltre: l’albero diventa il perno spaziale e tecnologico. In un hotel, un elemento vivo centrale può diventare un’icona, purché sia sostenuto da controllo climatico e manutenzione adeguata. Di conseguenza, la biofilia non è soltanto “verde”, ma un patto operativo di lunga durata.
Biennale Architettura Venezia 2025: BIOTOPIA e la lezione per le spa del futuro
Alla Biennale di Architettura di Venezia 2025, installazioni come BIOTOPIA hanno proposto un’idea provocatoria: architetture che crescono, filtrano acqua e producono energia, come organismi. Pur essendo una visione artistica e sperimentale, il messaggio è pratico: l’edificio può diventare una macchina ecologica che rigenera. Perciò, nelle spa, si può pensare a sistemi d’acqua a ricircolo intelligente, recupero energetico e materiali a basso impatto, senza perdere eleganza.
Questa prospettiva prepara il terreno all’ultimo tema operativo: come trasformare la biofilia in un progetto realizzabile, con governance, manutenzione e co-progettazione tra reparti.
Dalla visione al cantiere: governance, manutenzione del verde e servizio spa nelle strutture ricettive
Il salto di qualità avviene quando la biofilia entra nei processi, non solo nei rendering. In molte strutture ricettive, infatti, spa e facility management parlano linguaggi diversi. Tuttavia, una spa biofilica richiede alleanze: progettista, paesaggista, ingegneri impiantisti, responsabile housekeeping e spa manager devono condividere obiettivi. Quindi serve una governance chiara, con decisioni tracciabili e un piano manutentivo già in fase di concept.
Un punto critico è la vegetazione indoor. Se manca luce o ventilazione, le piante soffrono e l’esperienza crolla, perché l’ospite percepisce degrado. Perciò si scelgono specie adatte e si prevedono sensori per umidità e irrigazione, oltre a accessi tecnici per potature e sostituzioni. Inoltre, si definiscono standard di qualità visiva: foglie pulite, assenza di ristagni, niente odori di terra bagnata. Così il verde resta un asset, non un problema.
Service design: quando il rituale usa la natura senza renderla “folklore”
Il servizio spa può valorizzare la natura in modo sofisticato. Per esempio, un rituale che utilizza essenze locali e impacchi con ingredienti botanici ha più credibilità se l’ospite vede un piccolo giardino aromatico o un erbario contemporaneo. Tuttavia, la narrazione deve restare misurata: troppe “storie” rischiano di suonare costruite. Di conseguenza, meglio pochi elementi autentici e ben curati, supportati da formazione del personale.
Un caso tipico riguarda le infusioni post-sauna: se si usano erbe locali, la lounge può offrire una vista su spazi verdi con le stesse specie. Così si crea continuità tra esperienza e contesto. Inoltre, la percezione di qualità aumenta senza aggiungere complessità eccessiva al servizio.
Co-progettazione e feedback: il ciclo che mantiene vivo il progetto
La progettazione biofilica più efficace ascolta gli utenti. Nella pratica alberghiera, questo significa usare dati: questionari mirati, analisi delle recensioni, osservazione dei flussi, tempi di permanenza e tasso di ri-prenotazione. Quindi si aggiornano luci, profumi, percorsi e micro-allestimenti. Nonostante l’innovazione sia spesso associata a tecnologia, qui la vera novità è la gestione continua dell’esperienza.
Esistono anche strumenti di riferimento, come il Biophilic Design Framework di Terrapin Bright Green (2014), che descrive modelli utili per combinare vista sulla natura, materiali organici e strategie spaziali come rifugio e prospettiva. Perciò un hotel può costruire una checklist interna e verificare, trimestre dopo trimestre, se la spa mantiene le condizioni promesse. Questa disciplina distingue i progetti iconici da quelli “instagrammabili” ma fragili.
Un’ultima leva: integrazione con energia e impianti senza perdere atmosfera
Le spa consumano energia per riscaldamento, deumidificazione e acqua calda. Di conseguenza, l’architettura biofilica deve dialogare con impianti efficienti. Recupero di calore, controllo puntuale dei set-point e materiali con buone prestazioni igrometriche migliorano sia sostenibilità sia comfort. Inoltre, la qualità dell’aria diventa più stabile, quindi il personale lavora meglio e l’ospite si sente più leggero.
Quando queste scelte vengono rese “invisibili” e coerenti con legno, pietra e luce, la spa appare naturale, eppure è altamente ingegnerizzata. È proprio questa la nuova frontiera delle strutture ricettive: un lusso che sembra semplice, ma è progettato in modo rigoroso.
Qual è la differenza tra design biofilico e semplice arredamento “green” in una spa?
Il design biofilico integra la natura come sistema di esperienza e performance: luce, aria, acqua, materiali e spazio lavorano insieme per il benessere. L’arredamento “green” spesso si limita a piante decorative, senza considerare manutenzione, qualità dell’aria, acustica e percorso sensoriale dell’ospite.
Quali certificazioni aiutano una struttura ricettiva a rendere misurabile il benessere?
WELL Building Standard è centrato su salute e benessere degli occupanti (aria, luce, comfort termico e mentale). LEED è più orientato a energia, materiali e impatto ambientale. Nelle spa, l’approccio più solido combina criteri di entrambi, così si ottiene coerenza tra sostenibilità e qualità percepita.
In una spa urbana senza finestre, come si può creare una connessione credibile con la natura?
Si lavora con pozzi di luce o lucernari dove possibile, oltre a illuminazione dinamica ispirata al ciclo naturale. Inoltre, si introducono materiali naturali, pareti verdi progettate con ventilazione adeguata, acqua come elemento sonoro e percorsi che alternano spazi aperti e “rifugi”, per ricreare un’esperienza outdoor in chiave indoor.
Quali KPI sono più utili per valutare il successo di una spa biofilica?
Oltre ai consumi energetici, sono cruciali qualità dell’aria indoor (CO2 e VOC), livelli di rumore, qualità della luce e indicatori di customer experience come NPS, recensioni e tasso di riacquisto dei trattamenti. Questi dati collegano direttamente architettura, servizio e risultati economici.
Consulente esperto in gestione alberghiera di lusso con 20 anni di esperienza. Specializzato nell’ottimizzazione dei servizi e nell’innovazione per creare esperienze uniche e indimenticabili per gli ospiti di hotel prestigiosi.


